
Dialoghi Mediterranei
La sera del 10 febbraio, a Cosenza, MeYouMe ha inaugurato il programma “Dialoghi Mediterranei” con la presenza di una persona molto speciale: Hamdan Jewe’i, uno dei giovani protagonisti del Meeting del 2009, che in questi giorni sta viaggiando in Italia per una serie di incontri sui temi a lui cari: la situazione attuale della sua terra, la Palestina, e i diritti umani dei disabili.
Come molti di voi ricorderanno, Hamdan è il Presidente dell’Associazione Lighting Candles for developing abilities di Betlemme, ed è membro e attivo collaboratore di molte altre organizzazioni locali, regionali e internazionali che si occupano di disabilità, solidarietà e cooperazione internazionale, protezione sociale, educazione, difesa dell’ambiente e dei diritti politici.
L’incontro, incentrato sul tema “Vivere oggi in Palestina”, ha avuto luogo presso la sede della Cooperativa Sociale “Delfino Lavoro” in un clima molto raccolto e informale, che ha dato modo a chi già aveva incontrato Hamdan di conoscerlo meglio, e a chi non lo conosceva di scoprire questa vera forza della natura.
Hamdan ha 26 anni e soffre dalla nascita di una disabilità fisica. Ha vissuto i primi 12 anni della sua vita in isolamento in una delle stanze della sua casa, perché in Palestina l’handicap è ancora motivo di vergogna per le famiglie nei confronti della comunità.
Poi ha deciso di uscire, di liberarsi, di camminare. Da quel momento non fa che battersi per i diritti umani, lavorando in particolare nel sostegno delle persone disabili. La sua disabilità non ha mai intaccato, neanche per un giorno, la sua irrefrenabile attività, che lo porta a viaggiare, a costruire nuove reti, sempre più ampie, e a sviluppare cooperazioni, soprattutto nel campo umanitario.
La sua storia personale è un piccolo riflesso della situazione del suo popolo. È lui stesso a paragonare la stanza della sua lunga reclusione allo spazio circondato da mura e check-points in cui sono costretti a vivere i palestinesi oggi (750 all’interno dei Territori Occupati).
L’aggressività da lui stesso sviluppata in quegli anni, è esattamente lo stesso sentimento che matura un popolo che si sente chiuso in gabbia, senza libertà di movimento, senza la possibilità di creare una sua economia, e che anche negli aspetti più quotidiani della vita subisce il controllo israeliano. Persino l’organizzazione di un piccolo progetto di cooperazione internazionale di quelli cari ad Hamdan può incontrare serie difficoltà: “dovete prima mettervi d’accordo con Israele” risponde lui a chi gli propone di fare qualcosa insieme.
Ma lo dice senza un filo di sconforto nella voce e col sorriso sulle labbra. Un sorriso che mantiene anche quando parla delle persone care e dei parenti che sono morti in situazioni di conflitto, perché – nonostante tutto questo – Hamdan lascia da parte l’odio e il rancore, che non servono a niente.
Il suo sguardo sulla situazione palestinese è molto lucido, e lo porta a riconoscere senza filtri anche i problemi che derivano dalle contraddizioni e dalle divisioni interne al suo popolo. Dalle sue parole emerge l’auspicio continuo e speranzoso di una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese.
Ascoltare Hamdan fa bene. Perché un giornale o un Tg non ti portano dove può portarti lui, che certe cose le vive sulla sua pelle e le vede coi suoi occhi.
E fa bene perché ci ricorda che, anche se abbiamo due gambe che funzionano perfettamente, spesso non andiamo da nessuna parte…
Paola Scirchio























It’s Great To hear That , Good Job MEYouMe Staff With Special Appretiation To Alessandra & Paola Who wrote about that , I Wish You Great Luck Hamdan For Your Target to Clear The Truth about Palestine , GOD Bless them
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